Solo l'eco dei baci
La stanza piange, sola,
tra pareti indifferenti
che non hanno orecchie,
né ricordi.
Piange una mancanza
colorata di rosso, tinta di nero.
Raso nero le lenzuola,
ora immacolate.
— non impronte di corpi
che le facevano vive.
Rossa la grande poltrona,
come un palco dopo
l’ultima scena.
— giochi d’amore,
basse risate, sospiri,
mani impazienti —
Piange lo specchio,
orfano delle immagini roventi,
volti struccati dal piacere.
La stanza ricorda.
Ogni notte l’aria risuonava
— gemiti bassi e vibranti —
l’antica lingua del godere,
i suoni crudi della carne.
Il caldo scivolare della pelle,
i colpi bagnati, profondi,
la pioggia tiepida di umori
che raffreddava i sensi,
spegneva i fuochi.
Dita strette e intrecciate
in un patto di un’eternità
che non è concessa.
E i baci — lunghissimi e agognati —
che bevono l’anima,
fermano il tempo,
donano pace.
Poi, all’improvviso,
non venne più nessuno.
Non l’uomo in attesa alla finestra,
la sigaretta sbadata fra le labbra,
le dita trepidanti
aspettando un suono nel buio
— quel frullio sottile
di ali da farfalla —
Non la donna,
lieve dall’abisso,
portando passione e desideri
rossi come il sangue,
neri di misteri.
La stanza aspetta.
Il letto — un altare senza celebranti.
La poltrona — un palco senza copione.
Lo specchio — senza peccati da moltiplicare.
Solo l’eco dei baci…
Solo l'eco dei baci testo di AnHoldMan